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Cenni storici sulla Città di Viterbo

CENNI STORICI SULLA CITTA' DI VITERBO:

(* testi a cura di Francesco Mecucci - www.francescomecucci.it)

L'origine della città di Viterbo è da collocare nell'Alto Medioevo, quando i Longobardi del loro ultimo re Desiderio conquistarono e fortificarono un antico villaggio, detto da allora Castrum Viterbii, sul Colle del Duomo. Il nome della futura città, di incerta etimologia, inizia ad apparire nelle fonti di metà VIII secolo.
Sul colle era esistito un modesto centro abitato etrusco il cui nome era Surrena o Sorrina, il quale passò ai Romani successivamente al 310 a.C., i quali lo trascurarono in favore del municipio di Surrena Nova, sorto sulla collina antistante (Riello), e delle numerose ville patrizie sorte nei pressi degli stabilimenti termali lungo la Via Cassia (se ne contano ben quindici).
La fortificazione del Castrum Viterbii, che comprendeva anche una piccola pieve cristiana dedicata a S. Lorenzo, passò ai Franchi nel 774 e quindi fu donata da Carlo Magno alla Chiesa, che proprio in quegli anni, grazie a questa e ad altre donazioni territoriali, costituiva il primo nucleo dello Stato Pontificio. Si hanno poche notizie riguardanti la storia locale nei secoli IX e X, tuttavia è ipotizzabile una ripresa economica e demografica in base alla quale il Castello sul Colle del Duomo si espanse con nuovi borghi al di fuori delle proprie mura, fondendosi con altri "vici" che nel frattempo si andavano sviluppando su altre alture circostanti e creando un tessuto urbano che da lì a un paio di secoli sarebbe stato circondato da una cinta muraria.

Viterbo, che ormai possiamo iniziare a definire tale, si eresse a libero comune nel 1095, in piena epoca di lotta delle investiture tra impero e papato, e iniziò ad affemare la propria supremazia sul territorio del Patrimonio di San Pietro in Tuscia. Nel XII secolo fu scelta per ospitare pontefici (Eugenio III fu il primo nel 1145), ricevette il titolo di città da parte di Federico I Barbarossa (1167), rase al suolo la città di Ferento (1172) e divenne sede vescovile (1193).
Il XIII secolo fu uno dei più turbolenti e al contempo gloriosi per la città. Nella prima metà del secolo Viterbo fu sconvolta dalle lotte interne tra casate e fazioni opposte (Gatti, guelfi, e Tignosi, ghibellini), oltre a trovarsi al centro dei contrasti tra impero e papato e impegnata in dispute con le città circostanti.
Rimasta fondamentalmente guelfa, Viterbo dovette subire nel 1243 un lungo e drammatico assedio da parte delle milizie di Federico II, l'imperatore svevo che puntava su Roma. L'insurrezione popolare, che ebbe i suoi capi spirituali nel cardinale Raniero Capocci e nella "giovinetta" Rosa, riuscì a liberare la città e si aprì per essa un periodo di grande splendore, mentre la potenza sveva in Italia volgeva al tramonto.
Per diversi anni Viterbo fu scelta come sede papale e fu quindi il centro della Cristianità, con tutti i vantaggi che poteva portare la presenza della curia pontificia. La città si arricchì di chiese, torri, palazzi e nuove architetture, fu rinomato centro culturale e la sua importanza si estese a tutto il mondo conosciuto. Ci furono episodi cruenti, quali l'uccisione di Enrico di Cornovaglia nella Chiesa del Gesù il 13 marzo 1271, e altri passati alla storia come l'interminabile elezione di Gregorio X tra 1268 e 1272, con la nascita del termine "conclave". Si stabilirono a Viterbo Clemente IV, Gregorio X, Giovanni XXI (unico papa portoghese), Niccolò III e Martino IV fino al 1281, ma anche nei secoli successivi la città continuerà ad ospitare i successori di Pietro meritandosi il fortunato appellativo di "Città dei Papi".

Nel XIV secolo, allontanatasi la corte papale, Viterbo ripiomba in balìa delle lotte fratricide tra le famiglie nobili e conosce per alcuni anni, fino al 1396, la signoria dei Di Vico, interrotta dal tentativo di restaurazione del dominio papale da parte del cardinale Albornoz (1354) e dal passaggio di Urbano V (1367) di ritorno da Avignone, sfociato in rivolta. Solo con il pontificato di Bonifacio IX (1389-1404) Viterbo rinunciò a buona parte dell'autonomia e si pose risolutamente sotto il papato. Le lotte tra casate tuttavia perdurarono tutto il XV secolo fino all'intervento pacificatore del papa Giulio II, eletto nel 1503 e fautore di una serie di vincoli matrimoniali tra famiglie rivali in modo da ottenere un periodo di pace. Un nuovo periodo di splendore Viterbo lo vive grazie al pontefice Paolo III (1468-1549), al secolo Alessandro Farnese, nativo di Canino e rinnovatore dell'urbanistica e della cultura cittadine.

Poco altro accadrà nei tre secoli successivi: le sorti della città appaiono legate alle vicende dello Stato Pontificio. I fasti di un tempo sono ormai sepolti e la città è immersa in un letargo dal quale si sveglierà molto tardi. E con analoga lentezza faranno strada, nell'Ottocento, le nuove idee liberali e risorgimentali che condurranno l'Italia all'unità nazionale: Viterbo sarà tra le ultime città ad unirsi al Regno sabaudo (l'adesione fu sancita da un plebiscito) e ciò avviene soltanto il 12 settembre 1870, appena otto giorni prima della caduta di Roma. Il primo sindaco "italiano" fu Angelo Mangani.

L'unità d'Italia tolse a Viterbo la qualifica di capoluogo di provincia, che le sarà restituita solo nel 1927. Sarà il regime fascista ad avviare un primo programma di modernizzazione della città, attraverso la realizzazione di importanti opere pubbliche, come la copertura dell'Urcionio e la creazione di Via Marconi, e a pianificare un'espansione esterna alle mura con i primi nuclei dei quartieri Cappuccini e Pilastro.
Ma la seconda guerra mondiale sottopose i viterbesi a prove durissime: tra il 1943 e 1944 cospicui bombardamenti alleati semidistrussero la città causando innumerevoli vittime. Liberata l'8 giugno 1944, la ricostruzione impegnò pressoché tutti gli anni '50 e anche oltre. Nel 1959 la città fu riconosciuta come “mutilata di guerra” per le perdite umane e gli sconvolgimenti subiti.
Gli anni ’60 furono caratterizzati, come in tutta Italia, dal "boom" edilizio che spesso però fece rima con speculazione e che si è protratto fino ad oggi facendo assumere alla città le dimensioni e il numero di abitanti attuali. Il 27 maggio 1984 si è svolta la visita pastorale di Giovanni Paolo II, culminante con lo spettacolare trasporto straordinario della Macchina di S. Rosa. Due anni dopo, il 27 marzo 1986, il pontefice emana una bolla che decreta l’unificazione, nella Diocesi di Viterbo, delle sedi vescovili di Tuscania, Montefiascone, Acquapendente e Bagnoregio e dell’Abbazia di S. Martino al Cimino, sotto il patronato della Madonna della Quercia.
Infine, durante il Giubileo del 2000, la città è stata vivacizzata dal passaggio di una moltitudine di pellegrini, i quali hanno portato ulteriori risorse.
Negli anni più recenti, Viterbo ha aggiunto alle già fiorenti agricoltura e commercio anche un turismo sempre più in via di sviluppo che sta facendo salire notevolmente l’indice di notorietà di Viterbo sia in Italia che all’estero. E’ l’uscita definitiva da un anonimato sociale, culturale, economico durato decenni se non secoli.

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