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Il comune di
Vignanello in Provincia di Viterbo è situato nella zona collinare
posta ad est dei monti Cimini, a breve distanza dal capoluogo Viterbo.
E’ un centro agricolo e turistico di antichissima origine,
presenta ancora scorci che ricordano tempi ormai lontani.
Diverse sono le vie di accesso al paese, ma l’itinerario ideale
ci sembra quello che inizia dal bivio della Colonnetta, al confine
con il territorio di Vallerano.
Ci si inoltra nel viale del Vignola, l’antica via Ruspola
(1725) e , dopo essere passati tra platani e maestosi elci, si incontra
la chiesa dedicata a San Lorenzo (1915), annessa al convento delle
Suore Passioniste; si giunge quindi alla monumentale Porta (1692)
di peperino, a cui è unito un breve tratto della seconda
cinta muraria.
Oltrepassata la Porta, si entra nel centro storico: appare subito
la chiesa dei SS. Angeli Custodi (1705), un tempo oratorio della
Confraternita dei Sacconi, quindi il Borgo settecentesco, le cui
abitazioni gradatamente scendono verso il centro del paese.
Subito dopo l’ottocentesco Palazzo Comunale, oltre il ponte
che supera via della Torre, si è ormai nel cuore di Vignanello,
che sorge su una collina tufacea naturalmente difesa da pareti dirupate.
In questo ristretto spazio, dalle origini ( 410 d.C. circa) alla
fine del Seicento, sono vissuti i vignanellesi , suddivisi nel rione
a frigido, di mezzo e a sole. |

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| Provincia di Viterbo / Il comune di
Vignanello in Provincia di Viterbo |
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VIGNANELLO
Il Comune di Vignanello in Provincia
di Viterbo sorge sulle pendici collinari che
dal Cimino scendono verso la valle del Tevere. L’abitato
originario si è sviluppato su di un lungo colle
disteso da oriente a occidente, delimitato da due vallate
in cui scorrono modesti corsi d’acqua. Le notizie
circa sue origini ci provengono da tradizioni più
o meno leggendarie, scrive Giovanni Petrucci nel suo libro
Vignanello: Contraddittorie sono poi le versioni sulle
sue origini. Vogliono alcuni che sorgesse il primitivo
abitato ad opera di terrorizzati fuggiaschi dalle invasioni
dei Goti che, calati in Italia sotto la guida di Alarico,
coronarono la sinistra serie delle stragi e delle devastazioni
col memorando sacco di Roma del 410.
Era verosimilmente allora la superficie oggi occupata
dal nostro paese ricoperta da folte boscaglie, sicché
nulla di più probabile che sia potuta servire di
rifugio alle disperse popolazioni delle pianure. Cominciarono
queste naturalmente a cercare ricovero in grotte scavate
nella nuda roccia arrivando poi, col tempo, alla costruzione
di abitazioni in muratura. Vuole invece una tradizione
locale, riportata dal Palmieri, che la costruzione di
Vignanello fosse iniziata nel 412 da un tal Giuliano,
onde, dal latino Iulianus, Iulianellus, e successivamente,
come in varie scritture dell’epoca: Iulianello,
Ignanello, Iugnanello, Vilianello e Vignanello».
Lo stesso autore ci fornisce notizie riguardo ad epoche
successive: Vignanello era sotto il dominio della Chiesa
nel 604 d.C., due secoli più tardi (853 d.C.) era
governato da monaci benedettini che, sempre secondo una
tradizione, avrebbero edificato l’antica rocca,
mentre nel 1169 veniva tolto ai pontefici da Federico
Barbarossa che lo donava alla città di Viterbo.
Il periodo medievale:Alla fine del XII secolo, il castrum
di Vignanello apparteneva al vasto contado di Viterbo,
ma dopo anni di aspre lotte, nel 1228, i Prefetti di Vico
lo tolsero ai Viterbesi, che in quest’occasione
ne demolirono la rocca. Nel 1254 Vignanello viene dato
in feudo alla famiglia Ildebrandina dei Signori di Bisenzio
e per questi ultimi è governato da Orso Orsini.
Nei secoli successivi Vignanello, oggetto di aspre contese
fra le varie famiglie, città e istituzioni, non
ebbe mai un governo stabile, vi furono rivolte, assedi,
battaglie, fino a che nel 1531, papa Clemente VII lo concesse
in feudo perpetuo a Beatrice di Pier Bertoldo, del ramo
di Latera della famiglia Farnese. Dai Farnese ai Marescotti:
Alla morte di Beatrice Farnese, le succede nel governo
del feudo la figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti.
Papa Paolo III conferisce loro il titolo comitale ed il
castrum di Vignanello viene così eretto a contea.
Nell’agosto del 1538 Sforza viene assassinato e
l’anno successivo Ortensia, già madre di
Alfonso e Beatrice Marescotti, sposa Girolamo dei Conti
di Marsciano. Nel 1545 Ortensia è di nuovo vedova,
governa da sola Vignanello fino al maggio 1549, quando
sposa il Conte Ranuccio Baglioni. Anche questo matrimonio
non ha lunga durata. Nel 1553, durante le opere di scavo
del fossato attorno alla rocca, i vassalli, esasperati
dalle angherie perpetrate dal conte che li costringe a
lavorare «tutto il dì senza darli un bicchier
d’acqua», ordiscono una congiura e la mattina
del 18 settembre Ranuccio Baglioni viene assassinato mentre,
insieme ad un servo, si reca a controllare lo stato dei
lavori. Per Vignanello arriva un periodo assai critico,
anni di commissariamento, con processi ed esecuzioni.
Ortensia muore nel 1582, lasciando erede universale il
figlio Alfonso Marescotti. Si susseguono diversi processi
fra la comunità di Vignanello e Alfonso, che «non
osserva né intende osservare statuti o legge o
vero consuetudini ma ogni cosa regge e governa secondo
il suo volere». Anche Marcantonio, suo figlio, compie
ogni sorta di delitti nei confronti dei vignanellesi,
tanto che entrambi subiscono la confisca del feudo. Il
dominio Marescotti-Ruspoli: Alfonso Marescotti muore il
25 marzo 1604, il papa stabilisce la restituzione del
feudo a Marcantonio, suo figlio,i vignanellesi si oppongono
ma vengono costretti ad accettarlo. Dopo la morte di Marcantonio
(1609) il governo passa al figlio Sforza Vicino, che sposa
Vittoria di Orazio Ruspoli di Siena. Per volere del Marchese
Bartolomeo, fratello della sposa, i nipoti assumeranno
il cognome del casato Ruspoli. Con Marcantonio Marescotti,
primogenito di Sforza Vicino, ha inizio un epoca di serenità
per Vignanello, che vede il momento di massimo splendore
con Alessandro Marescotti Capizucchi e con suo figlio
Francesco Maria, fra il 1688 ed il 1731. In questo periodo
vengono costruiti i due borghi (San Sebastiano e Molesino),
la porta che guarda a Vallerano, la Chiesa dei SS. Angeli
Custodi, la casa del governatore, la Chiesa Collegiata,
il palazzo con gli archi. Il principe Francesco Maria
Ruspoli, nel 1707 ospita a Vignanello Georg Friedrich
Händel, che qui compose e suonò delle cantate.
Nel 1798, in seguito alla rivoluzione di Roma e a quella
di Napoli, Vignanello subisce l’assedio da parte
di una divisione francese che dopo aver lasciato Roma
si dirigeva verso le truppe dei Napoletani al fine di
accerchiarle. I vignanellesi rispondono al fuoco barricandosi
nel castello e riescono a resistere. Con le riforme di
Pio VII, nel 1816, i principi Ruspoli perdono la giurisdizione
sul feudo di Vignanello, mantenendo comunque il titolo
nobiliare e i possedimenti. Nel 1870, con l’unità
d’Italia, per Vignanello termina il dominio della
Stato Pontificio ed entra così a far parte del
Regno d’Italia. I Vini di Vignanello in
Provincia di Viterbo: La coltivazione della vite
nella zona dei Cimini è nota da tempo immemorabile.
Il comune di Vignanello è all'epicentro di un'area
che dalle pendici del Monte Cimino degrada verso la Valle
del Tevere, zona di produzione di ottimi vini. Nel 1911
la prima Cantina Sociale, sorta nel 1903, vinse la medaglia
d'oro all'Esposizione Internazionale di Torino con la
presentazione del Greco di Vignanello. La Cooperativa
Viticoltori dei Colli Cimini nel 1992 ha ottenuto il riconoscimento
della Denominazione di Origine Controllata per il Vignanello.
Attualmente produce e commercializza vini DOC di qualità
fra i quali si ricordano il Greco di Vignanello, il Vignanello
Superiore, il Santa Bruna, il Rulliano, il Domnico. Il
Greco di Vignanello DOC, un bianco derivato da un vitigno
autoctono, ha colore paglierino scarico con riflessi verdognoli,
profumo e gusto delicatissimi, con retrogusto amarognolo,
si abbina preferibilmente ai piatti di pesce. Il Vignanello
Rosso DOC Santa Bruna, un rosso particolare in cui convivono
al 50% Sangiovese e Ciliegiolo, nasce da un'attenta lavorazione
dopo una soffice pressatura e fermentazione a temperatura
controllata che gli conferiscono un colore rubino tenue,
un profumo delicato con sentore di banana, un gusto persistente
e vivace; Il Vignanello Rosso DOC Riserva 1999 Rulliano
nasce dal sapiente connubio di uve selezionate di Sangiovese,
Ciliegiolo e Merlot. La macerazione di sette giorni, la
fermentazione in piccoli recipienti di acciaio, la messa
in barrique in primavera per circa otto mesi, la messa
in vendita dopo un anno: questo complesso processo permette
di ottenere un vino rosso rubino intenso tendente al granato,
delicato e caratteristico, di sapore asciutto, caldo,
robusto ed armonico; si sposa perfettamente con i grandi
arrosti della nostra tradizione, soprattutto se di cacciagione.
Le nocciole di Vignanello in
Provincia di Viterbo: La nocciola è tra
i prodotti che tengono alto il prestigio gastronomico
del Lazio, ha un elevato potere nutritivo, a tavola è
ottima non solo nei classici biscotti, gelati, torte e
torroni, ma anche e soprattutto nei dolci tipici vignanellesi
quali i tozzetti o i crucchi.
Le nocciole vignanellesi sono del tipo Tonda Gentile Romana,
la cui polpa chiara e consistente svela all’assaggio
il gusto delicato tipico di questa varietà. La
combinazione cioccolato e nocciole rappresenta il mix
ideale per riacquistare buonumore e salute perché
le caratteristiche nutrizionali delle nocciole, unite
alle particolari virtù del cioccolato, determinano
benefici effetti sia sull'umore che sullo stato fisico
in quanto questo tipo di frutta secca, oltre a mantenere
basso il livello di colesterolo nel sangue, stimola il
sistema immunitario, inoltre le nocciole sono molto ricche
di ferro (3,8 mg/100 gr), di potassio (466mg/100 gr),
di calcio (150 mg/100 gr), di fosforo (322mg/100 gr) e
di sostanze antiossidanti che proteggono dall'invecchiamento.
L’olio extravergine di oliva di Vignanello
in provincia di Viterbo: L'enorme varietà
di aromi che l'olio d'oliva può avere lo rende
un alimento utilizzabile in qualunque tipo di cucina.I
conoscitori e gli amatori sanno che l'olio d'oliva può
essere fruttato o speziato, dolce o amaro, forte o delicato;
il suo gusto infatti è fortemente determinato da
diversi fattori naturali. L'olio extravergine di oliva
prodotto a Vignanello è di eccezionali caratteristiche
qualitative, di bassissima acidità, col fragrante
aroma e sapore del frutto. Particolarmente indicato per
chi ama un’alimentazione sana e genuina.Le olive,
raccolte a mano, vengono molite entro le 24 ore successive. |

Chi visita Vignanello
per il week-end, a febbraio per il Carnevale e nella prima
metà di agosto per le celebrazioni in onore dei
Santi Patroni e per la caratteristica Festa del Vino,
non può mancare di far visita ai quartieri più
antichi.
Passando per i vicoli tortuosi, ci si immerge in un’
atmosfera che riporta in tempi lontani.
Ora c’è un portale finemente lavorato, con
la chiave di volta decorata dall’incudine, dalle
forbici e dal monogramma IHS racchiuso in un cerchio di
raggi fiammeggianti, ad indicare il mestiere e la fede
degli antenati, ora fuori dalle finestre appaiono le mensoline
su cui poggiavano i vasi e i lumi, nelle notti senza luna.
Sedute sui gradini dei profferli, abbelliti dai vasi che
dalla primavera all’autunno effondono nell’aria
il profumo dei fiori dai mille colori, siedono tranquille
le donne, che parlano e intanto lavorano.
Dopo aver passato qualche ora per vie e piazzette, guardando
e ammirando, si arriva in piazza della Repubblica, ai
cui lati sorgono gli edifici più importanti, la
Collegiata e il Castello Ruspoli, che è possibile
visitare.
Al 1531 risale il rifacimento, ad opera del conte Sforza
Marescotti, dell’antica Rocca, trasformata nell’attuale
Palazzo residenziale, salda mole in pietra grigia, cinta
da un fossato, con torrioni quadrati angolari, caditoie
e merli ghibellini; un cavalcavia (1611) lo collega al
bellissimo giardino all’italiana, curato attualmente
con passione da donna Claudia Ruspoli. Nella piazzetta
posta a nord del Castello, si può ammirare una
monumentale fontana in peperino; dallo stesso luogo, oltre
ad un riposante panorama, si scorge la chiesa della Madonna
del Pianto (1757), eretta in segno di riconoscenza per
un miracolo operato dalla Vergine.
La Collegiata (1708-1723) nel suo grandioso interno ad
una navata, di semplici ed eleganti forme barocche, ha
sette altari, sulla porta d’ingresso un pregevole
organo realizzato dal perugino Angelo Morettini e sull’altare
maggiore una Gloria, in cui è collocata una Madonna
con il Bambino , dipinta da Annibale Carracci.
Vari e significativi, quindi, sono gli aspetti più
antichi di Vignanello, che vale la pena di visitare non
solo per quanto resta del suo passato, ma anche per ciò
che più caratterizza il suo presente: l’aria
salubre, la bellezza della natura e il lavoro tenace dei
suoi abitanti, che dalla sapiente coltivazione dei campi
traggono il necessario per vivere. Vedere Vignanello significa
dunque anche visitare la Cooperativa vinicola, che produce
apprezzati vini DOC, bianchi e rossi, gli Oleifici e i
Magazzini di nocciole, per i quali il paese è ormai
conosciuto in molti luoghi.

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