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Civita
Castellana è il centro più popoloso ed attivo
del basso Viterbese, sorge su un piano tufaceo dai pendii scoscesi,che
coincide con il sito originario della città di Falerii Veteres.
Essa si trova in una posizione centrale rispetto al territorio denominato
anticamente Ager Faliscus, che è costituito in prevalenza
da un tavolato di rocce ignimbritiche,nel quale il fiume Treia,
tributario del Tevere, e gli altri affluenti minori hanno inciso
con un lavorio incessante dirupi e vallate. E' questo il suggestivo
paesaggio delle forre, dove la terra si apre con fenditure a picco;
dove la vegetazione si slancia dalle profondità,anelando
verso lembi di cielo, e l'acqua, che fluisce perenne, palpita in
filtrati fremiti di luce; dove i neri lecci e gli onnipresenti caprifichi
orlano i precipizi, attenuando le tonalità accese delle pareti
di tufo rosso.
L'orizzonte si esalta da un lato nella sublime solitudine del Soratte,
evocato dal poeta latino Orazio nell'ode a Taliarco, o si compatta
nelle quinte bluastre dei Monti Sabini, mentre nel lato opposto
si addolcisce nei morbidi profili dei Monti Sabatini e Cimini.Verso
la campagna Romana lo sguardo si perde lontano dietro una remota
fuga di colline.
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| Il novecento
è caratterizzato da un incremento demografico senza precedenti
e da uno sviluppo produttivo che ha fatto diventare Civita
Castellana il polo di un attivo comprensorio industriale.
Alle soglie del terzo millennio Civita Castellana si presenta
come una cittadina moderna, dotata di servizi e strutture, con un
economia capace di accogliere le innovazioni tecnologiche e pronta
ad affrontare le nuove sfide che il mercato della globalizzazione
ormai impone. |
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CIVITA CASTELLANA
Civitacastellana sorge ai piedi dei
Monti Cimini, in una terra così fertile da favorire
insediamenti umani sin dall'epoca preistorica: esistono
reperti che risalgono addirittura all'età del Bronzo.
Numerosi sono i popoli che hanno abitato questa zona lasciando
segni tangibili della loro presenza, come testimoniano
i reperti archeologici disponibili. Già nucleo
urbano di prestigio sotto il dominio degli Etruschi, assume
maggiore importanza grazie all'opera di ristrutturazione
architettonica messa in atto dai Falisci: questi ultimi,
sebbene facessero parte della confederazione etrusca,
costituivano un ceppo distinto, e sembra avessero forme
linguistiche, riti e costumi diversi; uomini forti e coraggiosi,
discendenti diretti del prode Agamennone, furono costretti
ad abbandonare la città che avevano così
alacremente contribuito a costruire a seguito dell'invasione
romana. Dopo aver opposto una strenua resistenza agli
attacchi di Furio Camillo, capitolarono definitivamente
nel 241 a.C. e dovettero ripiegare più a nord,
dove, in alleanza con gli Etruschi, fondarono il nuovo
centro di Falerii Novi. Questo ebbe però vita breve,
in quanto mancava completamente di protezioni murarie
e di una fortezza vera e propria, e fu quindi sottoposto
a continue invasioni barbariche. Sconfitti e fiaccati
nel morale, i Falisci tornarono quindi a Falerii Veteres
(nome con cui gli invasori avevano battezzato la loro
antica dimora) trovandola completamente cambiata: i Romani
avevano stravolto l'aspetto della città ed avevano
trasformato le poche strutture architettoniche rimaste
in luoghi di culto, ignorando completamente la loro funzione
originaria. Ne sono testimonianza tuttora evidente i Templi
di Giunone Curite e di Minerva. Questa città compare
per la prima volta in documenti scritti nel 727 d.C.,
con la denominazione di "Massa Castellanae Patrimonii
Tusciae" e nel 998 ebbe il titolo di città
da Gregorio V; successivamente, per via del dominio esercitato
sui castelli circostanti, assunse il nome di Civita Castellana
che tuttora conserva. Al principio del XII secolo la città
fu presa da Pasquale II; nel 1155 vi sostò Adriano
IV, durante il suo viaggio alla volta di Sutri dove doveva
svolgersi l'incontro con l'imperatore Federico I: fu lo
stesso Pontefice a assegnarla successivamente alla famiglia
De Vico. Nel 1195 Celestino III riportò in vita
alle dirette dipendenze della Santa Sede. Dopo una breve
parentesi di dominio imperiale con Federico II (1240),
nella seconda metà del XIV secolo la città
tornò in mano ai Papi e fu assegnata in feudo da
Gregorio XI ai Savelli. Dopo un periodo di lotte tra questi
ultimi ed i precedenti Signori De Vico, la Santa Sede
vi riaffermò propria giurisdizione diretta nel
1426.Da questo momento la città seguì le
sorti dello Stato Romano, e molti Papi la visitarono o
vi furono comunque di passaggio. Nel 1494 Papa Alessandro
VI Borgia incaricntonio da Sangallo il Vecchio di ristrutturare
un fortezza, con lo scopo di difendersi da eventuali attacchi
nemici, ma l'artista non riuscì a portare a termine
l'opera. Durante il papato di Giulio II il lavoro fu affidato
ad Antonio da Sangallo il Giovane, grazie al quale l'edificio
passò la storia come "Forte Sangallo".
La struttura venne successivamente adibita a prigione
e divenne famosa per aver "alloggiato" Papi
deposti e banditi di ogni rango. La fortezza ha oggi un
ruolo del tutto diverso: in essa sono custoditi molti
reperti archeologici di inestimabile valore. La storia
successiva di Civita Castellana riporta un altro rilevante
episodio avvenuto il 4 dicembre 1798: i soldati della
Repubblica Francese, guidati dal generale Mac Donald,
vi sconfissero le truppe napoleoniche del generale Mack.
Non smentendo le proprie origini, il popolo civitonico
noto ancora oggi per il suo spirito indipendente e per
la tenacia con cui persegue i propri obiettivi anche nell'ambito
del lavoro: la città di Civitacastellana
famosa in tutto il mondo come produttrice di sopraffine
ceramiche, tanto artistiche che di uso comune.
Nell'antichità questa terra fu abitata dai Falisci,
un popolo italico, che raggiunse un notevole livello di
civiltà. Sebbene lo storico Strabone li definisce
una "etnia particolare e diversa che parla una lingua
tutta sua", i Falisci parlavano un idioma affine
al latino, ma erano legati da stretti rapporti politici,
culturali e religiosi con l' Etruria; con le principali
città Etrusche mantennero solidali rapporti di
amicizia, sviluppando traffici e scambi commerciali. I
corredi funebri, rinvenuti nelle necropoli, che sono sparse
nel territorio, i reperti archeologici portati alla luce
negli scavi e le superstiti testimonianze monumentali
documentano una prosperità economica che era basata
prevalentemente sull'agricoltura,sull'allevamento del
bestiame sfruttando gli ubertosi pascoli delle vallate,
sulla coltivazione della vite e del lino. Fiorenti erano
le attività artigianali,nelle quali risaltavano
l'abilità tecnica e il pregio della fattura, sopratutto
l'arte ceramica.Ne sono riprova i prodotti fittili, il
vasellame di varia forma e colore , i rilievi frontonali
e acroteriali,che ornavano i complessi templari, le statue,
che, pur traendo ispirazione dai modelli greci, si caratterizzavano
per gusto cromatico e vigore plastico. La cittadina espilcò
poi un ruolo non secondario nella lunga lotta per il primato
che vide contrapposto l'Impero al Papato. Infatti il controllo
esercitato dai pontefici non ebbe carattere né
stabile né continuativo, ma subì alterne
vicende secondo il prevalere delle diverse fazioni. In
essa nel 1101 trovò asilo e chiuse i suoi giorni
l'antipapa Clemente III, cioè Guiberto di Ravenna,
dopo che l'energico Pasquale II con un'azione precisa
l'ebbe cacciato da Albano, dove si trovava sotto la protezione
dei Conti di Campagna. Lo stesso Pontefice, per recuperare
Civita Castellana dovette espugnarla con la forza "Civitatem
Castellanam per suos aggressus, locum natura satis minutum
, miro Dei auxilio vi virtuteque obtinuit"; da li
nel Settembre 1105 inviò una lettera al preposto
della chiesa di San Donato di Arezzo. Ma il castello offrì
pure sicuro riparo ai pontefici, quando questi, paventando
per la propria incolumità, furono costretti a sottrarsi
alle minacce dei nemici: nel 1154 Adriano IV, sospettando
circa le reali intenzioni dell'Imperatore Federico Barbarossa,
che avanzava alla testa delle sue milizie, la scelse come
proprio rifugio. Nel 1181 vi si spense Papa Alessandro
III, il grande pontefice che aveva animato la lega dei
comuni contro l'Impero.
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Monumenti ed Itinerari
a CivitaCastellana:
I resti archeologici ed i notevoli monumenti siti in Civita
Castellana fanno di questa cittadina una delle pi?eressanti
del Lazio. Tra i resti di Falerii Veteres, il pi? notevole
?ostituito dai ruderi del Tempio argivo di Giunone Curite.
Tali ruderi risalgono al IV o III secolo a.C.; attualmente
oggetti votivi e sculture trovati in zona sono conservati
al Museo di Villa Giulia di Roma e, in piccola parte,
nel Museo di Forte Borgiano del Sangallo. Vi sono poi,
sparsi in tutto il territorio, molti sepolcreti etrusco-romani
che hanno fornito numeroso materiale ceramico di tipo
falisco. Tra i sepolcreti meritano di essere menzionati
quelli delle località enna, Valsiarosa, Monterano,
Celle, Colonnette e Fosso Maggiore. Notevoli sono le rimanenti
strutture del periodo romano, come il ponte Ritorto sul
Treja; altre vestigia dell'epoca romana sono costituite
dai frammenti marmorei provenienti da località
varie e raccolti attualmente presso il portico del Duomo
e presso il cortile dell'Episcopio.
Il Periodo Medievale:
Vari sono i monumenti di epoca medioevale tuttora presenti
a Civita Castellana; il più importante fra tutti
la Cattedrale di S. Maria, risalente al 1210. Di grande
bellezza il portico che precede la facciata, splendido
esempio di architettura romanica opera dei celebri architetti
della famiglia dei Cosmati (Jacopo e il figlio Cosimo).
L'interno della chiesa ha la prima navata con cappelle
laterali comunicanti tra loro e presbiterio sopraelevato,
e presenta un magnifico pavimento a mosaico; al di sotto
del presbiterio un'antica cripta (forse costruita sui
resti di un sacello pagano) con volte a crociera costolonate,
sorrette da 26 colonne. Notevole anche la Chiesa romanica
di S. Maria del Carmine (XII secolo), con bel campanile
a bifore, abside semicircolare, interno a tre navate e
colonne scanalate con capitelli diversi fra loro. La Chiesa
romanica di S. Gregorio Magno presenta un bel portale
marmoreo decorato dai Cosmati. La Chiesa romanica di S.
Pietro è stata completamente trasformata nel corso
del XVIII secolo. La Chiesetta di Santa Chiara vanta un
elegante rosone che ne adorna la facciata. Sempre al periodo
medioevale appartengono i ruderi dei vari castelli sparsi
per il territorio civitonico: tra questi, il Castello
di Borghetto o Borgo S. Leonardo, presso la frazione omonima,
il Castello di Corsignano e le Torri dei Giganti e di
Giunone.
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