| Canino in provincia
di Viterbo è una cittadina di grande interesse per un turismo
culturale ed enogastronomico per la presenza dell’area archeologica
di Vulci, del quartiere medioevale detto “Le Buche”,
della cappella con i monumenti funebri della famiglia di Luciano
Bonaparte, fratello di Napoleone, e per la produzione dell’olio
extravergine di oliva DOP (denominazione di origine protetta). Il
Comune di Canino è situato nella Maremma viterbese, a pochi
chilometri dal confine con la Toscana. Il territorio del Comune
di Canino è ondulato, alternando terreni coltivati a cereali,
uliveti e vigneti alla pittoresca serie di colline conosciute con
il nome di “Monti di Canino”.
È stata presentata una proposta per l’istituzione di
un'area protetta nell'alta Valle del Timone nei comuni di Canino
e Cellere. Canino è stata visitata da Stendhal nel suo viaggio
in Italia. Canino conserva ancora oggi la vocazione agricola avviata
in seguito alla bonifica del territorio all’inizio dell’ottocento:
con circa 700 ettari di oliveti si produce dagli anni ‘60
un olio DOP, grazie a colture specializzate intensive. Castello
dell'Abbadia e Museo Nazionale a Canino: Abbazia di San Mamiliano,
distrutta dall'invasione dei Saraceni e ricostruita dai Cistercensi
nel XII secolo, si erge solitaria nei pressi di un ponte costruito
in età romana su basamenti etruschi. Il Museo, ospitato nel
magnifico edificio che, sormontato da una torre cilindrica, si presenta
come un vecchio castello, offre tutta una serie di reperti di inestimabile
valore archeologico riconducibili a varie epoche. Palazzo del Comune
di Canino:Prima palazzo di giustizia e poi residenza del Podestà,
l’edificio mostra le varie ristrutturazioni subite nel corso
del tempo: su via Roma presenta una facciata dell’ottocento,
mentre su via Garibaldi ha conservato l’aspetto delle vecchie
case che fungevano anche da mura della città di Canino.
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| Provincia di Viterbo / il Comune di
Canino in Provincia di Viterbo |
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CANINO
Il Comune di Canino è situato
ai margini della maremma a circa 40 km. ad ovest di Viterbo.
Il territorio caninese è attraversato da numerosi
fiumi, tra cui il Timone, affluente del Fiora. A circa
tre chilometri dal paese sorge il Monte Canino (496 mt.)
che, a differenza dei Monti Volsini e Cimini, ha origini
geologiche sedimentarie. Le sue campagne sono famose per
la ricchezza di cacciagione e la prelibatezza dei suoi
prodotti, fra i quali spicca il celebre olio extra vergine
di oliva, ricavato dalla varietà d'ulivo "Canino".
L' origine del paese è legata alla "gens Canina",
antica famiglia etrusco di Vulci, e, quindi, ad un antico
insediamento etrusco, poi assorbito da Roma, di cui rimangono
pochi resti. Si trova traccia di Canino in alcuni documenti
pontifici del IX sec.; nel XIII sec. fu ceduto prima a
Viterbo, poi passò sotto il vassallaggio di Tuscania.
Nel 1354 tornò sotto lo tutela pontificia con il
Cardinale Albornoz che lo cedette in vicariato ai Farnese,
sotto il potere dei quali Canino raggiunse il suo massimo
splendore. Dopo i periodo napoleonico, sotto Luciano Bonaparte,
fu venduto ai principi Torlonia fino a quando le terre
vennero espropriate dall'Ente maremma e distribuite ai
caninesi. Risalendo lo stretto Corso, fiancheggiato da
vecchi palazzi gentilizi, si arriva in Piazza De Andreis
dove sorge una bella fontana, opera del Vignola, su cui
si nota lo stemma con i sei gigli dei Farnese. È
fra le città che si contendono il privilegio di
aver dato i natali a Paolo III. Presenta alcuni monumenti
farnesiani e varie sorgenti termali in attesa di sfruttamento.
Nei pressi (15 km.) si trovano le rovine e le necropoli
della città etrusca di Vulci, mentre nel Castello
dell'Abbadia ha sede un interessante Museo etrusco. Nel
territorio circostante alcuni Centri agrituristici sono
in grado di organizzare affascinanti passeggiate a cavallo
nella Maremma laziale, fino alle spiagge tirreniche. I
primi insediamenti urbani risalgono probabilmente al periodo
etrusco, ma il paese assume importanza dopo l'avvento
dei Farnese che, ricostruendo e rinforzando l'antico borgo
medievale, diedero a Canino la prima impronta cittadina.
Ciò si deve soprattutto ad Alessandro Farnese che,
nato qui nel 1468, grazie alla nomina a Papa con il nome
di Paolo III, fece numerose donazioni al figlio Pier Luigi.
Quest'ultimo incluse Canino, insieme ad altre terre già
in suo possesso, nel Ducato di Castro. Nel 1649, però,
Castro fu distrutta da Papa Innocenzo X e Canino, tornata
alla Santa Sede, venne venduta a Luciano Bonaparte, fratello
di Napoleone, nominato da Pio VII Principe di Canino.
Nel periodo dei conflitti con la Chiesa, quando Napoleone
fece arrestare il Papa, Luciano fu costretto a fuggire
in America ma, tornato dopo quattro anni, apportò
al paese una serie di migliorie urbanistiche, dedicando
particolare cura alla ristrutturazione delle terme di
Musignano.. Canino è famosa anche per la produzione
di un ottimo olio extra-vergine d'oliva DOC, da cui la
Sagra dell'Olivo ogni anno a Dicembre. Nominata per la
prima volta in una bolla papale nel IX secolo a.C. da
Papa Leone IV, la città di Canino ha origini più
antiche. Sorto in posizione elevata e frequentato fin
dall’epoca etrusca, l’abitato si sviluppa
in epoca romana e dalla gens Canina, nobile ed importante
famiglia di origini vulcenti, deriva il suo nome. Ceduta
ai Viterbesi nel 1181 da Papa Alessandro III, Canino ottiene
di nuovo la propria indipendenza nel 1259 grazie all’alleanza
con Toscanella, l’attuale Tuscania, per poi perderla
di nuovo in seguito alla razzia di Ludovico il Bavaro
che nel 1327 ne distrugge le mura uccidendo gran parte
degli abitanti. Dopo la tirannia dei Vico, alla fine del
XIV secolo, viene di nuovo inserita tra i beni della Chiesa
e quindi affidata a Ranuccio III Farnese. Sono proprio
i Farnese a garantire a Canino il periodo più lungo
di pace e prosperità, durante il quale l’abitato
medievale viene ampliato e vengono effettuati interventi
volti a ristrutturare l’impianto urbano. Proprio
qui nasce nel 1468 Alessandro Farnese, fondatore del ducato
di Castro, il quale con il nome di Paolo III, sarà
il Papa delle grandi riforme della Chiesa. Tra le numerose
donazioni che egli concede al figlio Pier Luigi, egli
include anche Canino, che entra poi a far parte del Ducato
di Castro. Quando Castro viene distrutta da Papa Innocenzo
X nel 1649, Canino torna alla Santa Sede. Nel 1808 la
città viene venduta a Luciano Bonaparte, fratello
di Napoleone, nominato da Pio VII Principe di Canino,
che inizia la bonifica di un territorio in gran parte
paludoso e malsano, con non più di 1000 abitanti.
In quegli anni si ripopolano le zone un tempo malariche
e vengono realizzate migliorie urbanistiche in tutto il
territorio, costruendo edifici e impianti tra cui le Terme
di Musignano. Nel 1853, alla morte di Luciano Bonaparte
che a Canino aveva portato tutta la sua famiglia, la città
viene acquistata dai Torlonia che ne rimangono proprietari
fino alla metà del XX secolo. Le terme di Musignano
si trovano a circa 3 km da Canino, poco distanti da un
laghetto artificiale formato dalle acque del fiume Fiora
e del fiume Timone a scopo di irrigazione, ed erano già
note in epoca etrusca e romana, come documentano i numerosi
resti rinvenuti nella zona. E’ ancora attiva la
sorgente termominerale che alimentava una grande vasca
rettangolare delle dimensioni di 12 metri per 2, profonda
1, che si trova nella zona del Casale del Bagno, noto
come Bagno della Principessa. L’abbandono dell’area
risale probabilmente al III sec. a.C. in coincidenza con
la conquista romana di Vulci. Sempre nella stessa zona,
sono stati trovati i resti di una villa romana con terme
private che sfruttavano le acque che sgorgavano nella
zona. Il complesso archeologico delle Cento Camere rappresenta
invece un vasto centro urbano di tarda età repubblicana
e imperiale: un ampio impianto termale prevede un complesso
rettangolare delle dimensioni di 20 metri per 40 che comprende
due serie simmetriche di bagni con calidarium, tepidarium
laconicum e frigidarium, e con al centro una natatio a
forma di otto. I due settori dell’impianto termale
erano destinati uno agli uomini e l’altro alle donne.
Nei pressi della struttura principale sono state rinvenute
anche altre vasche e una cisterna. Durante gli scavi effettuati
da Luciano Bonaparte, è stata ritrovata un’epigrafe
con dedica ad Apollo, probabilmente proveniente da un
tempio dedicato a questa divinità. Convento di
San Francesco: Ai limiti dell’abitato di Canino,
sulla strada per Valentano, Il convento venne fatto erigere
da Francesco Farnese. La struttura attuale ingloba una
preesistente costruzione romanica, su sono stati fatti
interventi in epoche successive. Il chiostro in stile
rinascimentale presenta un bel portico cinquecentesco.
La chiesa è a navata unica con un soffitto a capriate.
All’interno è possibile osservare una tavola
del ‘400 con Sant’Antonio da Padova ed una
Madonna con Bambino e Santi del 1497. La leggenda racconta
che il Poverello d’Assisi sia stato ospitato qui
per qualche tempo.
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La Necropoli
etrusca di Vulci è una delle più
importanti e suggestive testimonianze etrusche, si trova
al confine con il territorio di Montalto. E' un'area notevolmente
estesa dove si possono ammirare le rovine della grande
e potente città etrusca, distrutta dai Romani nel
280 a.C., e la necropoli che, situata nei pressi delle
rive del fiume Fiora, comprende circa 30.000 tombe, molte
delle quali inaccessibiliCiò che resta della città
etrusca è conservato nel museo del Castello, mentre
della città romana sono visibili un tratto di strada,
il basamento di un tempio e una villa patrizia. Oasi di
Vulci:
L'oasi, voluta dal WWF, si estende lungo il fiume Fiora
dove, grazie ad una cascata, si è creato un piccolo
laghetto balneabile. Nella zona, che vanta una superficie
di 158 ettari, l'ambiente palustre ha favorito il proliferare
di molte specie vegetali e animali. Si tratta prevalentemente
di uccelli acquatici.. Sembra che nelle zone interne sia
stata segnalata la presenza della lontra. Valle
del Timone: Lungo un percorso che fonde natura
ed archeologia industriale, si trovano due esempi di archeologia
industriale, uno è l'ex mattatoio comunale, in
attività fino a circa 20 anni fa, di inconfondibile
architettura del ventennio fascista, ancora in buone condizioni.
Dall'altra parte della strada c'è una bella costruzione
in tufo, datata 1860, che è uno dei mulini più
antichi di Canino. Proseguendo verso sud-ovest si trova
il monumento di archeologia industriale più pregiato
di Canino, la Ferriera. Subito dopo c'è una deliziosa
cascata di alcuni metri, la cascata del Pellico originata
da un salto del fosso Timone che tutt'intorno ha levigato
la roccia basaltica. Dopo aver percorso alcune decine
di metri ci si immette nella strada che porta a Roggi,
a sinistra c'è la sagoma del Cementificio ed in
basso, sotto il ponte sul Timone, si scorge, gravemente
diroccata, la Vecchia Cartiera. Tornando indietro, percorrendo
la strada dove si trova il depuratore, a sinistra si può
scorgere un altro vecchio mulino a pale, anche questo
in fase di crollo.
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