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Per tutto il medioevo le vicende di
Bagnoregio si confondono con quelle dei
Comuni circostanti, soprattutto di Viterbo ed Orvieto,
ai quali si è trovata più volte assoggettata.
A seguito della creazione del Sacro
Romano Impero, Bagnoregio fu consegnata da Carlo Magno
allo Stato Pontificio.
Intorno all'anno Mille il governo della
città di Bagnoregio venne affidato ai Monaldeschi
ma questi ebbero un atteggiamento a tal punto dittatoriale
da costringere i cittadini alla ribellione.
Fu così che nel 1160 il paese
di Bagnoregio riuscì ad assurgere a Comune Libero.
I monaldeschi furono quindi cacciati
e il loro Castello, simbolo del potere da questi esercitato,
quasi completamente distrutto.
Gli abitanti di Bagnoregio vollero tornare
sotto il governo dello Stato Pontificio fino a quando,
nel 1870, anche Bagnoregio non fu inclusa nel Regno d'Italia.
Bagnoregio è attorniata dalla
valle dei Calanchi, prodotti dall'erosione
degli agenti atmosferici e dal dilavamento privi di vegetazione,
con versanti assai ripidi e soggetti a progressive modificazioni.
Dal belvedere si spazia su questo insolito
panorama su cui emerge Civita di Bagnoregio, "il
paese che muore", che a seguito delle continue erosioni
vede progressivamente ridursi il suo centro abitato, per
i continui smottamenti.
In mezzo si scorge la borgata di Mercatello.
In passato, dieci porte consentivano
l'accesso a Bagnoregio, oggi ne rimangono
due, fra cui Porta Albana, costruita in pietra basaltina,
nel 1590, su disegno attribuito al Vignola.
Nei pressi è stata edificata
la chiesetta di S. Bonaventura, una costruzione dalla
facciata neoclassica, a croce greca, su progetto attribuito
al Bramante. Sempre attribuito al Bramante è il
bei campanile della chiesa della SS. Annunziata o di S.
Agostino, la cui primitiva struttura romanica risale all'XI
sec., trasformata in forme gotiche nel sec. XIV, con successivi
rifacimenti baroccheggianti.
Nell'interno, gotico ad una navata
con tetto a capriata, si conservano affreschi di scuola
senese del XIV e XV secolo. Attiguo alla chiesa è
il seminario vescovile con il chiostro in cotto, realizzato
nel 1524 su disegno di Michele Sanmicheli.
La cattedrale, dedicata a S. Nicola,
fu edificata nel 1581 sull'area precedentemente occupata
dalla chiesa della Madonna della Neve risalente al 440.
Ampliata nel 1779, conserva al suo interno
una preziosa Bibbia del XIII secolo, in pergamena decorata
con miniature, che si ritiene appartenesse a S.Bonaventura
e un reliquiario, il Santo Braccio, del XV sec., che racchiude
le ossa del braccio destro del Santo.
Il centro di Bagnoregio ha origini etrusche,
come attestano i numerosi reperti archeologici della zona
e le tombe diffuse nel territorio, fra cui la celebre
Grotta di S. Bonaventura, utilizzata
dal Santo per raccogliersi in preghiera.
Secondo alcuni studiosi, in epoca romana
era ubicato in questa zona un grandioso complesso termale,
di cui attualmente non rimane alcun segno, denominato
Balneum regis.
Bagnoregio era sede
vescovile nel VII sec. a.C., subì la dominazione
dei Goti e successivamente dei Longobardi.
Nel 788 Bagnoregio fu consegnato alla
Chiesa da Carlo Magno che l'aveva conquistato, quindi
fu feudo dei Monaldeschi, ma intorno alla metà
del XII sec. Bagnoregio, allora denominata Rota, riuscì
ad acquisire l'autonomia comunale duramente contrastata
dai Comuni vicini, e soprattutto dalla Chiesa che, per
mano del Cardinale Albornoz, nel 1354, lo reincorporò
nel Patrimonio.
Fra le calamità che colpirono
la comunità bagnorese, oltre alla terribile peste
del 1348, vi furono due catastrofici terremoti, quello
del 1695 e il successivo, nel 1764, che provocò,
oltre ai rovinosi crolli degli edifici, la frana che fece
sprofondare l'unica strada di collegamento fra Bagnoregio
e Civita.
Il Comune di Bagnoregio
comprende anche i centri di Civita di Bagnoregio, Castel
Cellesi, Mercatello, Ponzano e Vetriolo.
L'economia di Bagnoregio, in passato
prevalentemente basata sull'agricoltura, vede oggi in
espansione il settore industriale, soprattutto collegato
all'estrazione e alla lavorazione della basaltina.
È tutt'ora in attività
una fornace che, sfruttando l'ottima argilla locale, produce
con l'antica tecnica di fabbricazione artigianale i laterizi.
Fra le manifestazioni significative
di Bagnoregio si annovera la sagra delle sagre, che si
tiene nella prima domenica di settembre, e la suggestiva
processione del Venerdì Santo.
Il Sacro Rito della Processione del
Venerdì Santo ha origini molto antiche; mantiene
il suo fulcro intorno al Crocifisso quattrocentesco, ritenuto
miracoloso dalla popolazione.
Frequenti sono le iniziative culturali
che si svolgono a Bagnoregio che, fra l'altro, è
sede del Centro Studi Bonaventuriani, voluto dallo scrittore
Bonaventura Tecchi, che ha sede nei locali risparmiati
dal terremoto, dell'antico convento francescano in grande
parte sprofondato nella vallata sottostante.
Nella vicina Civita vengono annualmente
organizzate la "Tonna", corsa di asini con fantino
nel mese di giugno, il "Civit'Arte" e il tradizionale
Presepe vivente.
Nonostante le traversie subite, la
cittadina di Bagnoregio conserva ancora molti
monumenti, soprattutto nel centro storico.
Essa è soprattutto ricordata
per aver dato i natali a personaggi illustri come San
Bernardino Jani, San Ildebrando, San Bonaventura e lo
scrittore Bonaventura Tecchi.
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Chiesa di San Bonaventura:
Il tempietto, progettato dall'architetto Pietro Gagliardi,
venne costruito nel 1862 sui resti di un antico edificio.
Caratteristiche la pianta a croce greca e la cupola neo-classica.

Porta Albana:
La posizione in cui si trova oggi (Piazza Trento e Trieste),
non è quella in cui sorgeva originariamente. Essa,
infatti, costituiva la via d'accesso principale al paese
ed era situata qualche metro più ad est. La sua
costruzione viene da molti attribuita al famoso architetto
orvietano Ippolito Scalza.

Chiesa di Sant'Agostino:
E' databile nel periodo che va dal secolo XI al XIV ed
è affiancata da un campanile, di epoca successiva,
che risale al 1735. La chiesa, che conserva intatti i
tratti dello stile romanico - gotico secondo il quale
fu edificata, è ricca di tavole e affreschi. Molte
delle opere pittoriche in essa contenute vengono attribuite
a Taddeo di Bartolo e a Giovanni di Paolo. Vanta un interessantissimo
chiostro, realizzato in cotto su disegno del Sanmicheli
e un pozzo centrale, opera di Ippolito Scalza, risalente
ai primi anni del '600.
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